Nous nous mîmes en chemin. Il me demanda si je restais encore longtemps à la mer. — Je commence à en avoir assez, — dis-je. — Trop de complications.
— Ça ne suffit pas. J’ai moi aussi les mêmes amis, mais je ne serais pas aussi en forme ce matin si j’avais dormi dans un lit d’une personne.
Clelia ne releva pas davantage cette allusion. Elle dit au contraire qu’en ces matières, on ne peut jurer de rien ; puis elle rougit et s’en tira en protestant : — Oh, le vilain !
— C’est fâcheux, — lui dis-je, — que de telles choses arrivent. Les dames comme Clelia ne devraient jamais se faire avoir.
Sans que je m’aperçusse de la transition, Berti devint inconsolable. Je me souviens que nous rentrâmes ensemble vers la maison ; moi, je me taisais, et lui se taisait en promenant son regard alentour.
Gli dissi che piú tardi sarei andato coi miei amici e che mi lasciasse tranquillo. Se ne andò con la sua faccia tra seria e seccata, e subito mi dispiacque di averlo cosà malmenato. Ma pazienza, conclusi, impari alle sue spalle. Io ho imparato.
Prima di rallegrarmi, aspettai che Doro me ne desse l’avvio. Risalimmo il vialetto verso gli scalini. Doro pareva incredulo e divertito. — Insomma, sei contento, — gli dissi. — Voglio prima vedere come finisce, — brontolò. — È la prima volta che mi succede.
Clelia usciva allora dalla camera, e chiese chi c’era. Mi fece un sorriso, quasi con l’aria di scusarsi, e si portò il fazzoletto alla bocca. — Non le faccio schifo? — disse.
Poi discorremmo di quel dottore, che aveva molto parlato di responsabilità e voleva tornare con non so che strumenti per fare una diagnosi scientifica. — Che matto, — diceva Clelia.
— È come giocare al lotto, — disse Doro. — Uno si è messa la bolletta in tasca e non ci pensa piú.
Quel pomeriggio quando Guido fermò la macchina al cancello, io ero con Clelia, che ci salutavamo. La guardavo girare per le stanze e fare pacchi, e la cameriera correva su e giú. Di tanto in tanto Clelia emetteva un sospiro e veniva alla finestra dov’ero appoggiato, come una padrona di casa che fa il giro degli ospiti e ad uno fra gli altri riserva gli sfoghi della stanchezza e della noia.
— Contenta di tornare a Genova? — le dissi.
Con un sorriso distratto fece di sà col capo.
— A Doro piacciono i viaggi improvvisi, — dissi. — Speriamo che sia l’ultimo.
Neanche quest’allusione Clelia non la raccolse. Disse invece che in queste cose non si può giurare di niente; poi divenne rossa e se la cavò protestando: — Oh villano.
Le dissi che avrei lasciato anch’io la spiaggia. Tornavo a casa. — Mi dispiace, — disse Clelia. Anzi, le risposi, ero contento di avere trascorso con lei la sua ultima estate di ragazza. Per un attimo Clelia ridivenne quella dei giorni andati: si fermò col capo levato e disse piano: — È vero. Che sciocca. Si dev’essere molto annoiato, poverino.
La mattina dopo, ero con Ginetta sulla spiaggia e, parlato un poco di Clelia, non sapevo piú che cosa dirle, quando certi giovanotti vennero a portarmela via. Gironzolai tra gli ombrelloni. Intravidi la Nina, e voltai al largo. Mi aspettavo Berti, da un momento all’altro.
Invece, mentre tornavo sul viale, incontrai Guido. Aveva portato allora la macchina in rimessa. Mi disse che gli sposi si trattenevano a Genova. Il loro medico era assente e Clelia aveva un poco sofferto del viaggio. — È seccante, — concluse, — quest’anno scappano tutti.
Berti, al solito, si fece vivo in trattoria. Entrò come un’ombra, e seppi di averlo davanti al tavolino prima ancora di levar gli occhi. Mi parve tranquillo.
Dalla sua faccia svogliata e seccata avrei detto che sapeva della partenza. Invece mi chiese se quel mattino ero andato alla spiaggia. Scambiammo qualche parola, e parlando cercavo che cosa avrei dovuto dirgli. Gli chiesi quando tornava in città .
Fece un gesto di fastidio.
— Tornano tutti, — dissi.
Quando seppe di Clelia, giocherellò con la scatola dei cerini. Non gli avevo svelato il motivo della partenza; poi mi parve mortificato — mi balenò il pensiero che si ritenesse lui la causa, per l’incidente del ballo — e allora gli dissi che secondo i suoi desideri la signora aveva fatto la buona moglie e concepito un bambino. Berti mi guardò senza sorridere; poi sorrise senza motivo, posò la scatoletta e balbettò: — Me l’aspettavo.
— È seccante, — gli dissi, — che succedano di queste cose. Le signore come Clelia non dovrebbero mai cascarci.
Senza che m’accorgessi del passaggio. Berti divenne inconsolabile. Ricordo che tornammo insieme verso casa e io tacevo, e lui taceva e girava intorno gli occhi.
— Tornerai a Torino? — gli dissi.
Ma lui voleva andare a Genova. Mi chiese in prestito i soldi del viaggio. Gli dissi se era folle. Mi rispose che avrebbe potuto mentire e chiedermeli per saldare un debito, ma che con me la sincerità era sprecata. Voleva semplicemente rivedere Clelia e salutarla.
— Cosa credi? — esclamai, — che si ricordi di te?
La stessa sera ci trovammo al caffè — c’erano tutti, anche Guido, anche la Nina al suo tavolino — e decisi Berti a tornare con me a Torino. Guido voleva portarci a ballare, era disposto a portare anche lui. Ma noi partimmo quella notte.
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