Quando,l’indomani della disgrazia di Mara,rividi l’amico Guidocon la sua maledetta automobile,nei pochi secondiche impiegai a traversare la stradaper dargli la mano,intuii piú coseche non durante un’intera pipata notturna.Intravidi,cioè,che le confidenze di Cleliaerano un’inconscia difesacontro la volgarità di Guido:uomo,del resto,educatissimo e galante.Guido sedeva,abbronzato e roseo,tendendo la manoe scoprendo i denti a un saluto.Guido era ricco e bovino.Clelia reagiva di soppiatto;dunque lo prendeva sul serioe gli somigliava.Chi sa dove sarei arrivato,se Guido non si fosse messo a rideree non mi avesse costretto a parlare.Salii con lui sull’automobilee mi portò al caffèdove a quell’ora c’eran tutti.
Mentre parlavano di Mara,io badavo a intrattenere il mio pensiero,e mi chiesi se Doro intendevacome me quei rimpianti di Cleliae come mai non gli seccavache neanche per meClelia avesse segreti.Arrivarono intanto anche loro,e dopo le prime paroleGuido disse a Cleliache traversando Genovaaveva pensato a lei.Clelia gli diede del maligno.Uno scherzo,ma bastò per farmi sospettareche le stesse confidenze d’infanziale avesse fatte in passatoanche a Guido,e la cosa mi andò per traverso.
Dopo cena Guido ci raggiunse alla villacon una certa festosità ,portandoci nell’automobile Ginetta.Mentre Doro e Guido discorrevanodi faccende del loro lavoro,io stavo a sentire Clelia e Ginettae ripensavo a quell’uscita di Doroquando scendevamo dalla montagna,che la caratteristica di chi si sposaè di vivere con piú di una donna.Ma era una donna Ginetta?Il suo sorriso aggrottatoe l’invadenza di certe opinionine facevano piuttostoun adolescente senza sesso.Sempre meno capivocome Clelia avesse potuto da ragazzasomigliare a costei.C’era in Ginettauna monelleria contegnosa,rattenuta,che pure a voltele divincolava tutto il corpo.Non certo lei si confessavacon gli amici,eppure,guardandola parlare,si aveva il sensoche nulla restasse celatodel suo fondo.Gli occhi grigiche apriva senz’ostentazioneavevano una chiarezza d’aria.
Parlavano di non so che scandalo—non ricordo bene—ma ricordo che la ragazza lo difendevae se ne appellava a Doro,interrompendolo a caso,e Clelia con molta dolcezzacontinuava a ripetereche non era questione di moralebensà di gusto.
—Ma si sposeranno,—diceva Ginetta.
Non era una soluzione,ribatteva Clelia,sposarsi era una scelta,non un rimedio,e una sceltache andava fatta con calma.
—Diavolo,sarà una scelta,—interloquà Guido.—Dopo tanti esperimentiche hanno fatto.
—Ma lo scopo non è la famigliasenz’altro,—disse Doro.—È preparare un ambienteper la famiglia.
—Meglio un figlio senz’ambiente,che un ambiente senza figli,sentenziò Ginetta.Poi arrossÃe incontrò il mio sguardo.Clelia si alzòper servirci il liquore.
Poi giocammo alle carte.A notte altaGuido ci riportò a casa.
Deposta Ginettadavanti alla rimessa,noi tornammo a piediverso l’albergo.Avrei preferitoquella passeggiata farla da solo,ma Guido che per tutta la seraaveva parlato pocoe giocato con disattenzione aggressiva,mi disse di tenergli compagnia.Gli riparlai di Mara.Guido sostenne svogliatamente il discorso:Mara era in buone manie fuori pericolo.Giunti davanti al suo albergo,tirò dritto.
Capitammo taciturniall’imbocco della mia viuzza,e feci per fermarmi.Guido proseguà di qualche passo,poi si voltò con aria casuale.
—Lasci che aspettino,—disse.—Venga fino alla stazione.
Chiesi chi mi aspettava,e Guido disse noncuranteche,diamine,qualcuno dovevo pure averecon me per compagnia.—Nessuno,—gli risposi.—Sono scapolo e solo.
Allora Guido borbottò qualcosa,e su quella ragioneriprendemmo a camminare.
Chi doveva aspettarmi,tornai a chiedere.Forse quel giovanottodella spiaggia?
—No,no,professore,intendevo una relazione...un’amicizia.
—Sono qui per riposarmi,—spiegai.—E il mio sfogoè star solo.
—Già ,—disse Guido sovrapensiero.
Eravamo nella piazzetta,davanti al caffè,quando parlai.—E lei ha una compagnia?—dissi.
Guido rialzò la testa.—Ce l’ho,—disse aggressivo.—Ce l’ho.Non tutti siamo santi.E mi costa un occhio.
—Ingegnere,—esclamai,—però la tiene ben nascosta.
Guido sorrise compiaciuto.—È questo che mi costa un occhio.Due conti,due stabilimenti,due tavoli.Creda,un’amante è la moglieche costa di piú.
—Lei si sposi,—dissi.
Guido scoprà i suoi denti d’oro.—Sarebbe sempre doppia spesa.Lei non conosce le donne.Un’amica fin che sperasta cheta.Ha tutto da guadagnare.Ma un disgraziatoche abbia moglieè nelle sue mani.
—E lei sposi l’amica.
—Scherziamo.Sono coseche si fanno da vecchi.
Lo lasciai davanti all’albergo,promettendogli che l’indomani
avrei fatto conoscenzacon la signora.Mi strinse la mano espansivo.Rientrando,pensavo a Bertie mi guardai d’attorno,e stavolta non c’era.
L’indomani mi attardai a scriverefino a sole alto,e gironzai per le strade,rimuginando ancora le ideedella sera prima,che ora nel tumultoe nella chiarezza del giornomi apparvero scolorite e inconsistenti.Volevo giungere sulla spiaggia,che ci fossero già tutti.
Ma all’ingresso dello stabilimentotrovai Guido,stavolta in accappatoio marrone,che subito mi sequestròe c’incamminammo come d’intesaverso quel certo ombrellone.Quando ci fummo.Guido fece uno spontaneo sorrisoed esclamò:—Cara Nina.Come hai dormito?Permetti,—e le disse il mio nome.Toccai le ditadi quella mano magra,e tra il riverberoe l’impedimento dell’ombrellole vidi soprattutto le gambe,lunghe e annerite,e i sandali complicatiche le terminavano.S’era rialzata a sederesullo sdraio,e mi guardò con occhi duri,scarni come la voceche rivolse a Guido.
Scambiammo qualche complimento,m’informai del suo bagno;mi disse che si bagnava soltantoverso sera nell’acqua tiepida;fece parecchie risatellealle mie uscite,e mi ritese la manoquando la salutai,invitandomi a ripassare.Guido rimase.
Giunsi allo scoglio,e vidi Berti che,seduto contro il sasso,rivolgeva la parolaa un’amica sedicenne di Ginetta,e Doro steso sulla sabbiatra loro lasciava fare.Clelia a quell’ora era in mare.
—Mieux vaut un enfant sans environnement,qu'un environnement sans enfants,sentencia Ginetta.Puis elle rougitet croisa mon regard.Clelia se levapour nous servir la liqueur.
Puis nous jouâmes aux cartes.Tard dans la nuit,Guido nous ramena à la maison.