Rividi Berti imbronciato,nella trattoria.Entrò,si vede,per puro ozio.Mi disse che voleva venirmi a trovarenel pomeriggio,per leggere qualcosa con me.
—Non ti piacciono piú le ragazze?—dissi.
—Quali?...Le odio,—mi rispose.
—Non vorrai direche cerchi la compagnia dell’ingegnere?
Mi chiese se Doroera proprio mio amico.Gli risposi che sÃ,lui e la moglieerano i piú cari amici che avevo.
—La moglie?
Non sapeva che Cleliafosse moglie di Doro.Gli luccicarono gli occhi.—Veramente?—ripetevae li abbassavacon quell’aria impassibile di seccatura,ch’era la sua aria seria.—Cosa credevi?borbottai.—Che fosse una ballerina?
Berti stazzonò la tovagliae mi lasciò dire.Poi mi levò in facciadue occhi brillanti,ingenui,via,i suoi occhi di ragazzo,e tornò a chiedermise quel pomeriggiopoteva salire da me.
—Non verrà mica nessuno a trovarla?—disse.
Era evidenteche pensava a Clelia.
—Cos’è?—gli dissi.—Odi le donnee diventi rosso a pensarci?
—Ma tutti gli anni sono stupidi.È una volta passatiche diventano interessanti.
No,disse Berti,non trovava proprio nientedi interessante nei suoi quindici,nei suoi diciassette anni;era contento di averli passati.
Gli spiegai che la sua età aveva di belloche le sciocchezze non contavanoe proprio per quel fattoche a lui spiaceva:che si era stimati soltanto ragazzi.
Mi guardò sorridendo.
—Dunque quelle che faccionon sono sciocchezze?
—Secondo,—gli dissi.—Se dà i noiaalle mogli dei miei amici,sarà certo una sciocchezza,oltre che una villania.
In quel momento lo interruppeuna voce agra,che conoscevo,una voce di donna inaspritache salà dalla strada,rimbeccando quelladella nostra padrona di casa.Ci guardammo in faccia.Berti tacque e abbassò gli occhi.Capii ch’era la donnadella spiaggia,quella sua amante per ridere.Berti non si mosse.
La padrona diceva:—Non c’è,non so niente—.L’altra strillava villanieaffermando che nessunole aveva mai mancato di rispettoe che non basta l’acqua santaper lavarsi la faccia.
Quando tacqueroe qualcuno s’allontanò,aspettai che Berti parlasse,ma Berti guardava a mezz’ariacon la faccia indurita e distratta,e stava zitto.
Gli dissi,quando se ne andò,di fare in modoche quelle cose non succedessero.Tagliai cortoe chiusi la porta.
Allo scoglio quella seranon venne.Venne Guido,asciugandosi il sudore.Clelia gli chiese canzonatoriaquando sarebbero tornatia ballare lassú.
—Senti?—disse lui a Doro.—Tua moglie ha voglia di ballare.
—Io no,—disse Doro.
Clelia mi stava raccontandodi una loggettadi quel vecchio palazzo dello zio,che quella serale tornava in mentee avrebbe voluto trovarcisi.Guido l’ascoltò un poco,poi disse che io eroproprio l’uomo adattoper apprezzare quelle voci del passato.
Clelia sorrise interdetta,e gli risposeche i discorsi sul presenteli attendeva da lui.Guardammo Guidoche ammiccò—credo per me—e replicò a Cleliache almeno ci raccontassequalcosa di interessante—il primo ballo—il primo ballo di una donnaè sempre pieno d’imprevisto.
—No, no,—disse Clelia,—vogliamo sentiredel suo primo ballo.O anche dell’ultimo,quello di ieri sera.
Doro si alzò e disse:—Moderatevi.Io vado a nuotare.
—Già ,—dissi.—Si parla sempredel primo ballo delle ragazze.E di quello dei maschietti?Che cosa succedeai futuri Guidila prima voltache abbracciano una ragazza?
—Non esiste una prima volta,—disse Clelia.—I futuri Guidinon hanno cominciatouna data volta.Lo facevano già prima di nascere.
Continuammo cosÃfino al ritorno di Doro.Quegli scherzi aggressivipiacevano a Clelia,e vi mescolavaun sottinteso tentante,una malizia che—forse sbaglio—Guido non sempre afferrava.O meglio,aveva l’aria di subirlipreoccupato altrove,ma la compiacenza scontrosacon la quale si prestava al giocomi fece sorridere.
Dissi:—Sembrate marito e moglie.
—Villano,—disse Clelia.
—Con una donna come Cleliasi può far altro che scherzare?disse Guido.
—C’è un solo uomocon cui non scherza,—dissi a mia volta.
—Naturalmente,—fece Clelia.
Doro tornòe si buttò sulla sabbia,nell’ultimo sole.Dopo un pocoGuido si alzòe ci disse che andava al bar.Si allontanò tra i palidegli ombrelli chiusie gli urtoni e gli scartidell’andirivieni serale.A qualche distanzaGinetta e altra gioventúschiamazzavano salutandouna barca in arrivo.Noi tre tacevamo;ascoltavo i tonfie il vocio attutiti.
—Lo sa,Clelia,—dissi a un tratto,—che il mio studente vedendolaha deciso di cambiar vita?
Doro alzò il capo.Clelia sgranò gli occhi.
—Ha congedato quella sua amante,e dice male di tutte le donne.È un segno infallibile.
—Grazie,—mormorò Clelia.
Doro tornò a distendersi.—Visto che Doro è presente,—continuai,—posso anche dirlo.È innamorato di lei.
Clelia sorrise,senza muoversi.—Me ne dispiace per quella...Non c’è niente che posso?
Mi scappò da sorridere.
—Con tante ragazze che cercano,—disse Clelia,—è una cosa seccante.
Ridendo,la rassicurai.—Cosa mi trovaquello scemo,—disse allora.Mi guardò sospettosa.—Siete tutti scemi,—disse.
Tornai a ripeterleche il mio studente era felicee tanto basta,e che,per me,avrei accettato di esser scemoa questi patti.
Allora Clelia sorrisee disse:—È vero.È come quando me ne stavosulla loggiae invece di studiaregettavo le pallottole di cartasul collo dei passanti.Una volta un signoremi aspettò sotto e mi fece una paura.Voleva sapereche cosa gli avevo scritto.Era un compito di latino.
Doro se la rideva,disteso a faccia supinasulla sabbia.
—E quel signore era Guido,—dissi.
Clelia mi piantògli occhi addosso.Cos’avevo contro Guido,mi chiese.Rimasi male.—Lo conosco,—le dissi.
—Guido non fadi queste cose,—disse Clelia.—Guido rispetta le signore.
—Avec tant de jeunes filles qui cherchent,—dit Clelia,—c'est une chose contrariante.
—Pourquoi donc ?—dis-je.—Lui est heureux.Il est plus heureux que nous.Il faut le voir caresser les troncs d'arbreet tomber en extase.
—S'il le prend comme ça,—dit Clelia.
Doro se retourna sur le sable.—Ah,arrêtez,—dit-il.
Nous lui dîmes de se taireparce que cela ne le regardait pas.Clelia regarda un instantle sable sans parler.—Mais est-ce bien vrai ?—demanda-t-elle soudain.
En riant,je la rassurai.—Que me trouve-t-il,cet idiot,—dit-elle alors.Elle me regarda d'un air soupçonneux.—Vous êtes tous idiots,—dit-elle.